La salita è dura, ma che spettacolo dalla cima!

Sabato 18/06
Solitamente per concludere la mia settimana di allenamento in bellezza, il sabato, vado a correre 10 km in giro per le strade di Torino, ma dato che durante la settimana ho dato tanto in allenamento voglio riposare, decido di prendere la bicicletta del bike sharing e fare un giro breve, magari salire sul monte dei cappuccini in centro, cosa da poco giusto per far lavorare un po le gambe anche se non troppo…. Arrivo alla base della collina torinese e sbaglio strada, non trovo subito quella che cercavo, ma mi ritrovo di fronte degli scalini…. No niente allora devo tornare indietro e cambiare strada, la traversa dopo, no non è neanche questa, saliamo ancora, non ci sono più traverse e che si fa? Si torna indietro? Ma io ormai mi sono riscaldato perché non continuare la salita?
Ecco ora inizia il vero racconto, chilometro dopo chilometro sento le gambe che non sono al 100%, diamine, ieri ho allenato le gambe, ma che sto facendo?
Però so di poter proseguire e salgo ancora, arrivo alla villa della regina, giro intorno, il telefono dice che ho percorso 8 km, io sono sempre più stanco, non ho la bici adatta a una scalata, è una bici da passeggio, ma niente non ho voglia di mollare….
Salgo, salgo e salgo ancora, penso che le persone in macchina che mi incrociano devono vedere che sono veramente stanco, guardano incuriositi, forse me o forse la bici scassata che sto usando, e io sto grondando sudore, però so di essere oltre la metà, ma metà di cosa? Non lo so neanche io, però vedo i ripetitori della Rai, che vedo in lontananza anche da casa mia che sono sempre più vicini, e mi sono messo in mente che non sono troppo lontani, devo raggiungerli.

Salgo, vado avanti, mi supera un ciclista con una di quelle bici in carbonio con le marce corte, quanto lo invidio, fa un cenno, ricambio il saluto, sono sfinito, non esce un filo di voce.

Salgo…

Non penso di averne più, mi fermo, eppure…. Le antenne sono vicine…. Allora non mi arrendo, un po a piedi si può proseguire, e vado, faccio un po di strada, poi sento di farcela, si torna sulla bici, si pedala….

Salgo….

La storia è la stessa un po’ si pedala un po si cammina, ma l’importante è andare con le mie forze, prima o poi finirà no? E poi oggi è il mio primo giorno da 25enne, lo vogliamo ricordare? E come lo ricorderemo, come il giorno in cui ce l’ho quasi fatta o in cui ce l’ho fatta? Non esiste “quasi fatta”, a chi lo racconti? O ce l’hai fatta o non ce l’hai fatta, a nessuno interessa il “quasi”.
Mi torna anche in mente chi dice che il ciclismo è una metafora della vita, la salita è pesante ma devi farcela con le tue forze, solo tu puoi pedalare sulla tua bici, niente scorciatoie, in quel momento si vede chi vale veramente…

Salgo….

Sono sfinito ma sono arrivato una rotatoria, e vedo un po di pianura, allora prendo in quella direzione, ecco le antenne Rai, sapevo che ci sarei arrivato! Le gambe hanno recuperato un po di forze, mi riposo un po, scendo dalla bici, e mi guardo intorno…. Strano però che non ci sia un punto da cui fare una bella foto panoramica di Torino, eppure da qua su, si dovrebbe vedere bene…. E niente dall’altra uscita della rotonda si vedeva una salita, magari salendo un po c’è uno scorcio….
Solo che questa salita è più ripida, ma so di essere vicino, allora proseguo….

Salgo….

È pesante ma ormai la curiosità è troppa, dove porta tutta questa salita? Vedo delle indicazioni, colle della Maddalena, le seguo, trovo un disco pub, strano posto però magari è per la visuale? La salita è sempre meno ripida, e io penso di essere vicino alla cima, ho voglia di vedere dove mi ha portato tutto questo grande sforzo, ed ecco che arrivo, c’è un piccolo parco, entro, ci sono delle targhe a dei soldati morti intorno al 1916, 1917, e 1918, e si vede una statua, sarà la Maddalena! Arrivo in cima, ecco il panorama che volevo vedere, si vede tutta torino, sono nel punto più alto della collina torinese, è il momento di riposare un po, di fare un po di stretching, sennò le gambe non le ritrovo più per una settimana, una volta che finisco è il momento di godersi lo spettacolo, l’aria fresca, guardo la statua, leggo la dedica ai soldati e ai lavoratori, faccio un po di foto, sono felice, ho raggiunto questa vetta con una bici da passeggio con appena 7 rapporti, una bici da passeggio per la città,  infatti arrivano altri ciclisti e corridori che passano da qua perché fanno i percorsi nei sentieri di questo colle, la cosa che mi chiedono in molti è se veramente ho fatto quella salita con una bici da passeggio, mi fanno i complimenti, io sono stanco ma soddisfattissimo, un quarto d’ora di riposo e ora si torna giù…

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Certo scendere è molto più facile e devo dire che il vento contro fa sentire freddo, per fortuna ho portato il giubbotto primaverile! Chiuso fino al collo e si scende…. Man mano che scendo incontro tanti altri ciclisti che fanno la scalata, beati loro con le bici serie, non come la mia…. Poco importa anche questo ha reso il tutto più faticoso ma bello…

Scendo…

E la discesa non finisce più,  ma veramente ho fatto io tutta questa salita? Oggi? Wow… Non pensavo!

Arrivo in città, poso la bici vicino piazza Vittorio Veneto e vado ad aspettare il tram, non pedalò più, non oggi, oggi ho dato tutto e ho un sorriso enorme stampato sulla faccia, non so perché mentre cammino mi tornano in mente le parole di Andrè Agassi: “la gioia della vittoria è poca cosa in confronto alla rabbia per la sconfitta” e penso “magari perché la gioia della vittoria è più intensa e brucia più in fretta”… Ci voleva, sto bene, oggi sono felice…

Piccole dosi di anni 90… (usare con cautela)

Si parlava qualche giorno fa, di come facevamo a condividere un video con un conoscente negli anni 90,  oggi è facile trovare di tutto, apri internet, scrivi youtube.com, un paio di ricerche e hai trovato, ma prima che esistesse questa comodità era tutto così diverso!

Prima di tutto uno dei due doveva avere la videocassetta con il video interessato e interessante, poi per passarlo all’amico non gli bastava solamente dargli la videocassetta, perché se il video era veramente interessante magari l’amico voleva averne una copia, allora ecco che bisognava portare un videoregistratore uno a casa dell’altro, collegarli con le prese scart in un modo che neanche una laurea in elettronica poteva assicurarti che fosse corretto, e fare play dall’originale (obbligatoriamente senza talloncino per evitare errori) e REC sull’altra, (obbligatoriamente con il talloncino in carta piegata mille volte, e con registrato il saggio di danza della sorella, cugina, cugino, o comunque qualcosa di certamente meno importante) allora a che velocità fai la copia? Ah già solo una velocità disponibile, 1x…. E quindi dovevi aspettare ore perché tutto il video scorresse……

Le cose sono cambiate tantissimo, certo, ma pensando a quei tempi, in cui youtube non esisteva, quanto tempo non sprecato che riuscivamo ad avere, io ricordo di gente che andava addirittura a fare sport (e non faceva il selfie alla fine tutto sudato per fare vedere che lo aveva fatto), gente che suonava, chi ballava, chi faceva palestra, chi leggeva e aveva la passione per la lettura, chi usciva e parlava con le persone vere(ohmioddio pazzi!),  o altro, chiunque faceva qualcosa, certo anche oggi molte persone fanno qualcosa, ma viene anche da pensare spesso a tutte quelle persone che passano il pomeriggio a fare ricchi gli “youtuber”, passando tutto il tempo a guardare video su video, ce ne fosse uno intelligente poi di tutti quei video che vedono, ma come si può passare un pomeriggio così? Io che sono cresciuto praticando sia sport che musica, vedo tutto questo così strano, così anormale, perchè non sono mai stato abituato a perdere tempo, se avevo tempo libero, uscire con le persone, parlare, e anche fare una telefonata era un piacere immenso.

Ora che ci penso, invece non chiamo neanche i miei cugini da tanto tempo, ma perché? Come se avergli messo un mi piace ieri  avesse lo stesso sapore, o volesse dire “a posto, ti ho messo mi piace, vedi che ti penso? Sono una brava persona”… O come se gli auguri di compleanno scritti sulla bacheca fossero la stessa cosa del sentire la voce anche solo al telefono, veramente, non lo capisco…. Tutte queste riflessioni mi vengono in mente perché qualche giorno fa prima di portare il mio “smartphone” in garanzia pensavo “Eh ma sta garanzia S*****g che se lo tiene un sacco di tempo, la prossima volta che devo spendere soldi per un telefono voglio un ****** che lo prendono e subito ti restituiscono un telefono nuovo in sostituzione, non lo stesso semplicemente riparato”…. Beh però mi ha dato modo di riflettere, mi ha lasciato senza i “socialnetworms” a inseguirmi ovunque, anche se non sono il tipo di persona che sta sempre a guardarli, anzi per non farmi letteralmente seguire li disconnetto ed effettuo l’accesso solo quando ho voglia di guardarli, però ho ritrovato i miei spazi vuoti nella giornata, quegli spazi in cui nei cari vecchi anni 90 avevo tempo per guardare il soffitto, suonare un pezzo extra, rilassarmi e pensare, addirittura ricordo che c’era uno spazio vuoto in cui ascoltavo le campane della chiesa mescolate con il cinguettio degli uccelli che stavano negli alberi vicino casa mia… Solo che, dannazione, una chiamata non l’ho ancora fatta, quella è più difficile da fare, ormai tutti sono così indaffarati in ogni momento che ho paura di disturbare, poi dopo anni che non telefono ho perso l’abitudine e non saprei proprio quanto parlare e cosa dire….

A volte mi mancano gli anni 90, però sono convinto che usare la tecnologia con il giusto dosaggio possa essere anche una comodità, un piacere, come vedere una foto di una persona che non vedi da tanto e pensare “sta bene, mi fa veramente piacere”, e lasciare un mi piace sincero, non un mi piace così tanto per… E spero di continuare a fare così, come sto facendo in questi giorni che ho potuto riscoprire tante di quelle cose che avevo perso, perché si devo dirlo, non avevo più spazi vuoti nella giornata, nemmeno per scrivere un articolo sul mio vecchio blog, che devo ammetterlo, sì, è ancora il vecchio blog creato ai tempi di msn….